I Genitori Sociali

L’unione civile è definita al comma 1 l. 76/2016 come una “specifica formazione sociale ai sensi degli articoli 2 e 3 della Costituzione”: peraltro, secondo la stessa previsione legislativa il rapporto si esaurisce tra le parti e non prevede la presenza di figli.

Va comunque specificato che a fronte della scelta del legislatore di non intervenire (nella legge 76/2016) sul tema della filiazione, è stata attuata un’opera di sostituzione da parte dei giudici, intervenuti creativamente nella materia.

 

In sostanza, nel nostro ordinamento non è riconosciuto un diritto alla genitorialità della coppia omosessuale.

In proposito, facciamo riferimento al comma 20, secondo il quale  tutte le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e ai coniugi, contenute in leggi, in atti aventi forza di legge, in regolamenti, in atti amministrativi o contratti collettivi, trovano applicazione nelle disposizioni del’unione civile, ad eccezione delle norme del codice civile non espressamente richiamate dalla legge, tra cui sono comprese quelle riguardanti la filiazione, nonché le norme sull’adozione previste dalla L. 4 maggio 1983, n. 184. Su questa, la norma si limita a prevedere che rimanga “fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti”, utilizzando un’espressione quanto mai ambigua

 

LA FIGURA DEL MINORE

In rapporto invece alla figura del minore, va considerata la legge di riforma della filiazione (L. 10 dicembre 2012, n. 219), che uniforma lo stato giuridico e i diritti del figlio a prescindere dal modello di famiglia in cui sia inserito (v. artt. 315 e 315 bis c. c.).

Tra questi diritti risalta il diritto all’assistenza morale, ovvero il diritto fondamentale dei figli di ricevere amore dai genitori, con  il collegato diritto a crescere in famiglia e ad avere rapporti significativi con i parenti (art. 315 bis, commi 1° e 2°, c. c.).

I giudici dovranno quindi considerare accuratamente la posizione del minore che  abbia vissuto in un nucleo familiare omosessuale, tenendo conto del suo assoluto Interesse alla stabilità delle relazioni affettive con le persone con le quali ha vissuto e alla costituzione di uno stato giuridico corrispondente al rapporto di fatto  consolidato nel tempo.

Quindi il nostro ordinamento riconosce il diritto del minore sopra specificato (e non quello dei genitori o del futuro adottante): la decisione giudiziale  deve risultare esclusivamente  rivolta al raggiungimento dell’interesse del minore.

A questo fine, oltre alla situazione personale, economica e familiare, vanno effettuate attente  indagini sociali e psicologiche per verificare l’idoneità affettiva e la capacità educativa dei soggetti conviventi.

 

I FIGLI MINORI E I GENITORI SOCIALI

Alcune rilevanti pronunce hanno  stabilito  rilevanti principi di diritto, in materia di rapporti tra minori e “genitori sociali”conferendo una concreta dignità a questa nuova figura.

La Cassazione, con sentenza n. 19599/2016 del 30 settembre 2016, ha deciso che un minore possa essere iscritto all’anagrafe come figlio di due donne.

La Consulta, con decisione   n. 225 l 5/10/2016 ha specificato che nel nostro ordinamento esiste una norma (art. 333) che tutela “minori” e “genitori sociali” e consente al giudice di adottare i provvedimenti adatti al caso concreto.

Esaminiamo le due sentenze

Cassazione, sentenza n. 19599/2016 del 30 settembre 2016

La fattispecie presa in esame da Cass. 19559/2016 è la seguente: due donne regolarmente sposate tra loro in Spagna, una italiana donatrice dell’ovulo e una spagnola,  partoriente, ebbero un figlio che riconosciuto da entrambe. Poi divorziarono in Spagna.

A seguito di divorzio in Spagna, la madre italiana tornata in Italia con il figlio, ne chiese l’iscrizione all’anagrafe di Torino. A seguito del rifiuto per ragioni di ordine pubblico, adì il tribunale che  respinse la richiesta con le stesse argomentazioni.

La Corte d’Appello respinse il ricorso della donna sempre per motivi di ordine pubblico,  rimarcando che ella non avrebbe avuto neppure il diritto di avere con sé il figlio.

La lunghissima sentenza della Cassazione prende in esame il concetto di ordine pubblico, la cui contrarietà  attualmente,  secondo i principi europei, viene ad esistenza solo se  manifesta  e quindi ove costituisca “una minaccia reale, attuale e grave nei confronti di un interesse fondamentale della società”, che nel caso in esame va negata.

In seguito è stato  preso in esame l’interesse del minore,  che sarebbe stato compromesso  dall’esclusione sociale del bambino di avere un’identità personale e quindi una collocazione scolastica, sanitaria ed ereditaria, per un fatto addebitabile ai genitori.

La Corte ha dato quindi esecutività all’iscrizione anagrafica del minore effettuata all’estero, ordinando all’Ufficiale di stato civile di iscrivere all’anagrafe  il bambino, come figlio minore della madre italiana.

Corte Costituzionale,  sentenza n. 225 del 20 ottobre 2016

La Corte Costituzionale con la sentenza n. 225 del 20 ottobre 2016,  ha  rilevato che è pregiudizievole il comportamento della madre biologica che vieta la frequentazione di  due (figlie) minori con l’ex compagna, con questa motivazione

“Muovendo dalla corretta premessa che l’intervento del giudice a tutela del diritto del figlio minore a «conservare rapporti significativi» con persone diverse dai genitori, quale previsto e disciplinato dall’art. 337-ter cod. civ., abbia esclusivo riguardo a soggetti comunque legati al minore da un vincolo parentale – all’interno, quindi, di un contesto propriamente familiare – il giudice a quo perviene direttamente alla conclusione che esista un “vuoto di tutela” quanto all’interesse del minore a mantenere rapporti, non meno significativi, eventualmente intrattenuti con adulti di riferimento che non siano suoi parenti. E conseguentemente ritiene che a ciò non possa altrimenti porsi rimedio che attraverso la chiesta pronuncia additiva, la quale – con specifico riguardo alla peculiare vicenda per cui è causa – includa, appunto, anche l’ex compagna della genitrice biologica nell’area dei soggetti le cui relazioni con il minore rientrano nel quadro di tutela apprestata dal denunciato art. 337-ter cod. civ. 3.2.– La Corte rimettente trascura, però, di considerare che l’interruzione ingiustificata, da parte di uno o di entrambi i genitori, in contrasto con l’interesse del minore, di un rapporto significativo, da quest’ultimo instaurato e intrattenuto con soggetti che non siano parenti, è riconducibile alla ipotesi di condotta del genitore “comunque pregiudizievole al figlio”, in relazione alla quale l’art. 333 dello stesso codice già consente al giudice di adottare “i provvedimenti convenienti” nel caso concreto. E ciò su ricorso del pubblico ministero (a tanto legittimato dall’art. 336 cod. civ.), anche su sollecitazione dell’adulto (non parente) coinvolto nel rapporto in questione. In questo senso, nella fase di primo grado del giudizio a quo, si era, del resto, già orientato il Tribunale di Palermo che – nel disporre la frequentazione delle due minori con l’ex compagna della madre biologica – aveva ritenuto a tal fine necessaria una richiesta del pubblico ministero. 3.3.– Non sussiste, pertanto, il vuoto di tutela dell’interesse del minore presupposto dal giudice rimettente. E ciò appunto comporta la non fondatezza della questione su tal presupposto sollevata”.

 

Successivamente sono intervenute altre decisioni fondamentali, che meritano un commento approfondito.

La Corte d’Appello di Trento ha riconosciuto la genitorialità anche non biologica, il Tribunale per i Minorenni di Firenze ha riconosciuto l’adozione di bambini da parte di genitori dello stesso sesso.

L’ordinanza di Trento ha riconosciuto l’efficacia giuridica di un provvedimento straniero che stabiliva la “sussistenza di un legame genitoriale” tra due minori (nati grazie alla maternità surrogata) ed il loro “secondo padre” non genetico.

La decisione di Firenze riconosce lo status di figli a bambini adottati all’estero da una coppia gay, italiana ma residente nel Regno Unito.

CORTE D’APPELLO DI TRENTO ORDINANZA 23 FEBBRAIO 2017

La Corte dì Appello di Trento , con ordinanza 23 febbraio 2017, esaminando il caso di  due bambini nati negli Stati Uniti tramite  la maternità surrogata, ha riconosciuto per la prima volta in Italia il legame tra i figli e un padre non genetico.

I giudici hanno preso in esame tre fattori:

il rilievo legislativo del concetto di responsabilità genitoriale (la consapevole decisione di allevare ed accudire il bambino);

l’apprezzamento legislativo del progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, come risulta dalla regolamentazione dell’istituto dell’adozione;

l’eventuale assenza di relazione biologica con uno dei genitori, per i figli nati da tecniche consentite di fecondazione eterologa.

 

L’ordinanza citata  ha quindi riconosciuto la validità del “provvedimento straniero che stabiliva la sussistenza di un legame genitoriale tra due minori nati grazie alla gestazione per altri e il loro padre non genetico”, stabilendo che il loro padre biologico e il suo partner sono i due genitori, che risulteranno sul loro certificato di nascita. ­

L’ordinanza specifica “l’assoluta indifferenza delle tecniche di procreazione cui si sia fatto ricorso all’estero, rispetto al diritto del minore al riconoscimento dello status filiationis nei confronti di entrambi i genitori che lo abbiano portato al mondo, nell’ambito di un progetto di genitorialità condivisa”.

Sono stati così applicati i principi espressi dalla sentenza 19599/2016 della Cassazione , in tema di trascrizione dell’atto di nascita straniero recante l’indicazione di due genitori dello stesso sesso”.

La Corte si era infatti espressa nel seguenti termini:

“L’insussistenza di un legame genetico tra i minori e il padre non è di ostacolo al riconoscimento di efficacia giuridica al provvedimento straniero: si deve infatti escludere che nel nostro ordinamento vi sia un modello di genitorialità esclusivamente fondato sul legame biologico fra il genitore e il nato; all’opposto deve essere considerata l’importanza assunta a livello normativo dal concetto di responsabilità genitoriale che si manifesta nella consapevole decisione di allevare ed accudire il nato; la favorevole considerazione da parte dell’ordinamento al progetto di formazione di una famiglia caratterizzata dalla presenza di figli anche indipendentemente dal dato genetico, con la regolamentazione dell’istituto dell’adozione; la possibile assenza di relazione biologica con uno dei genitori (nella specie il padre) per i figli nati da tecniche di fecondazione eterologa consentite”.

 

TRIBUNALE DEI MINORI DI FIRENZE DECRETO 7 MARZO 2017

Con decreto 7 marzo 2017, il Tribunale dei minori di Firenze ha riconosciuto (per la prima volta in Italia) l’adozione di bambini da parte di una coppia omosessuale. I due fratellini erano stati adottati da due italiani residenti nel Regno Unito. I giudici hanno disposto la trascrizione del provvedimento della Corte britannica. Ai bambini viene dunque riconosciuto lo status di figli e la cittadinanza italiana.

Secondo i giudici “Si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in pena regola che come tale va pienamente tutelato”,

In questo modo, il tribunale ha superato il principio della “stepchild adoption” (che permette a uno dei membri di una coppia di essere riconosciuto come genitore del figlio, biologico o adottivo, del compagno).

La sentenza si è riportata alla disposizione normativa prevede che l’adozione pronunciata dalla competente autorità di un paese straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di aver soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno  due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purchè conforme ai principi della Convenzione dell’Aja 29/5/1993.

La detta convenzione non pone limiti allo status di genitori adottivi, salvo “verifica che siano qualificati e idonei all’adozione” esame effettuato dalle autorità inglesi.

Sull’interesse superiore del minore, il Tribunale ha evidenziato  che  va salvaguardato il diritto dei minori a conservate lo status di figlio, riconosciutogli da un atto validamente formato in un altro paese.

Il mancato riconoscimento in Italia “determinerebbe una incertezza giuridica che influirebbe negativamente sulla definizione dell’identità personale dei minori”.

Va sottolineato che questo decreto, come altre disposizioni giurisprudenziali (v.App. Milano 16 ottobre 2015 e Cass. 19599/2016) si pone in contrasto con le norme del diritto interno italiano,

in nome della tutela dell’interesse superiore del minore  (v. il preambolo della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo).

Come è stato rilevato da vari commentatori, la Convenzione dell’Aja non pone limiti allo status dei genitori adottivi, non escludendo di per sé né coppie omosessuali né single, imponendo solo la verifica della qualifica e idoneità dei futuri genitori adottivi all’adozione e che la “trascrizione non sia manifestamente contraria all’ordine pubblico”.

I giudici hanno rilevato, sulla base della sentenza Cass. 19599/2016 (citata sopra) che non è contraria all’ordine pubblico una doppia paternità, anche se non è prevista dalle leggi italiane.

Rifacendosi alla decisione del Tribunale di Firenze, dovrebbe trovare riconoscimento in Italia anche l’adozione di un bambino  da parte di un genitore single effettuata in un paese UE.

Tanto più che qualche giorno dopo, il Tribunale di Firenze ha stabilito la validità dell’adozione di una bambina da parte di un americano e di un italiano, facendo presente che sulla base di una “copiosa giurisprudenza” in materia, emerge un’”idea pluralistica dei modelli familiari”, con la “rilevanza giuridica anche ai fini dell’adozione, di qualunque modello familiare, ivi compreso quello omosessuale”.

La decisione è stata censurata da varie organizzazioni cattoliche che hanno rilevato la inammissibile disuguaglianza tra le coppie omosessuali che abbiano avuto figli all’estero e quelle che li abbiano avruti in Italia.

Occorre rilevare in materia il silenzio della politica, che delega le decisioni ai tribunali, nonostante il Parlamento abbia promesso una legge sulle adozioni, tenuto anche conto che in Italia le procedure relative alle adozioni siano particolarmente lunghe ed  onerose.

E invece i nostri rappresentanti si limitano a disporre audizioni programmate…

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Dopo la sentenza della Cassazione e quattro emesse dal Tribunale dei Minori di Roma, tutte passate in giudicato, la Corte d’Appello di Roma ha sancito la stepchild adoption (adozione del figlio del partner) per una coppia di mamme romane che hanno avuto una figlia grazie alla fecondazione eterologa.

Con questa decisione è stata pronunciata l’adozione di una bambina da parte dell’attuale compagna della  madre biologica, riconoscendo il rapporto consolidato tra il minore e la madre adottiva.

Non si tratta comunque di un’adozione piena.

La sentenza è la prima passata in giudicato per rinuncia all’impugnazione in Cassazione nei termini prescritti da parte del Procuratore Generale.

La sentenza apre la strada alle coppie omosessuali.

La notizia è stata pubblicata lo stesso giorno in cui si è appreso che la corte d’Appello di Torino ha confermato l’adottabilità della bambina allontanata dalla coppia di “genitori-nonni” (75 anni lui, 63 lei) di Casale Monferrato (Al).

Dopo l’assoluzione nel procedimento per abbandono di minore,  la Suprema Corte aveva revocato  la precedente sentenza d’appello sostenendo che la legge non prevede limiti di età per “chi intende generare un figlio“. I due, insomma, venivano giudicati idonei a prendersene cura. Ma il nuovo giudizio d’appello ha  ribadito che la bambina, ormai di 7 anni, deve rimanere con la famiglia adottiva.

I giudici hanno stabilito che il rapporto tra i genitori naturali e la figlia non può essere ripristinato perché “ormai l’abbandono fa parte della sua storia, anche senza che la coppia ne abbia colpa”.